Ragazza stressata su libri con ansia prestazione.

ANSIA DA PRESTAZIONE: COSA FARE PER AIUTARE?

L’ansia da prestazione si manifesta come una sensazione di tensione e paura che nasce quando sentiamo di poter fallire, di non sentirci all’altezza di una determinata situazione, oppure quando non vogliamo deludere chi ci sta accanto o non riusciamo a dimostrare abbastanza il nostro valore.

Non è raro trovarci, oggigiorno, di fronte a bambini/ragazzini che sperimentano quotidianamente queste emozioni perché sono sottoposti continuamente a contesti fortemente stimolanti, a cui corrispondono aspettative altrettanto grandi: confronti continui tra fratelli o compagni, verifiche e compiti frequenti, ritmi serrati tra scuola e impegni extrascolastici; spesso, senza volerlo, il messaggio che può passare è “sei in gamba, solo se fai bene”. 

In particolare, per molti bambini e ragazzi, i compiti a casa e le verifiche non sono solo momenti di studio, ma vere e proprie prove emotive: paura di sbagliare, timore del giudizio, senso di inadeguatezza. L’ansia da prestazione può manifestarsi in molti modi, spesso anche poco evidenti:

  • mal di pancia o mal di testa prima di andare a scuola o prima delle verifiche;
  • pianto o rifiuto di svolgere un compito;
  • perfezionismo eccessivo;
  • blocchi improvvisi;
  • procrastinazione (“dopo”, “non ora”);
  • rabbia o chiusura;
  • frasi come “non sono capace”, “non so fare niente”, “sbaglio sempre”.

Spesso, infatti, l’ansia da prestazione non è legata tanto al risultato raggiunto, quanto al timore di non sentirsi abbastanza. L’obiettivo dell’adulto non deve essere quello di eliminare la fatica, ma rendere lo studio un’esperienza più sostenibile e meno ansiogena.

COSA POSSIAMO FARE?

  1. Separare il valore dal voto: non è il voto o l’errore a definirlo, il bambino ha bisogno di sentire che è amato a prescindere. Meglio dire “Bravo per l’impegno” piuttosto che “Bravo perché hai preso 10”;
  2. Ridurre la pressione quotidiana: a volte l’ansia nasce proprio dal desiderio di non deludere l’adulto, quindi sarebbe meglio evitare troppe domande (che voto hai preso? E i tuoi compagni?) e non sovraccaricare lo stato d’animo del bambino con aspettative non esplicitate ma percepite. Prova a chiedere “Come è andata per te?” “Cosa ti è sembrato difficile?”, sposterai l’attenzione dall’esito, all’esperienza;
  3. Insegnare che l’errore fa parte dell’apprendimento: in fondo tutti noi abbiamo commesso degli errori che ci hanno aiutato a fare meglio, quindi aiutarlo a capire che l’errore non è una sconfitta, che sbagliare significa imparare e che non serve essere perfetti per essere capaci è un ottimo punto di inizio;
  4. Offrire strategie pratiche: per esempio dividere il lavoro in piccoli step, avere una routine rassicurante (tempi fissi, pause previste, ambiente tranquillo);
  5. Aiutare senza sostituirsi: perché fare i compiti al posto del bambino aumenta l’ansia, non la riduce. È più giusto guidare il bambino con delle domande e rinforzare la sua autostima perché l’obiettivo non è il compito perfetto, ma un bambino che sente di essere capace;
  6. Prepararsi emotivamente insieme: un bambino tranquillo accede meglio alle proprie risorse, quindi potrebbe fargli bene parlare delle proprie paure, normalizzare l’ansia (“succede a tutti”) e allenarsi a utilizzare strategie di calma (respiri, pause, frasi di incoraggiamento);

Dietro l’ansia da prestazione c’è semplicemente un bambino che vuole far bene, essere visto e sentirsi capace e con l’ascolto, i tempi giusti e gli strumenti adeguati è possibile trasformare quella paura e quell’ansia in fiducia nel provare.

Contributo a cura della dott.ssa Erica Buttiglione