Educatrice abbraccia bambini in classe felice.

l valore del confine: educare tra accoglienza e contenimento

Nel lavoro educativo, una delle parole che più frequentemente genera dubbi e resistenze è confine. Spesso viene associata a rigidità, punizione o limitazione della libertà. In realtà, dal punto di vista psicopedagogico, il confine rappresenta uno strumento fondamentale di cura, protezione e crescita.

Educare significa muoversi costantemente tra due poli: accogliere i bisogni emotivi del bambino e contenere i suoi comportamenti. I confini rendono possibile questo equilibrio e permettono al bambino di orientarsi nel mondo delle relazioni.

Che cosa si intende per confine educativo

Il confine educativo è una regola chiara, coerente e comprensibile che definisce ciò che è possibile e ciò che non lo è all’interno di una relazione. Non è imposto in modo arbitrario, ma ha una funzione di tutela e di accompagnamento allo sviluppo.

Un confine efficace:

  • è esplicitato con parole semplici;
  • è coerente nel tempo;
  • è proporzionato all’età e al contesto;
  • tiene conto delle capacità evolutive del bambino.

Il confine non serve a controllare il bambino, ma a offrirgli una struttura interna su cui costruire sicurezza e autoregolazione.

Perché i confini fanno sentire al sicuro

Contrariamente a quanto si pensa, l’assenza di confini genera spesso ansia e disorientamento. Quando un bambino non sa cosa aspettarsi dall’adulto, fatica a prevedere le conseguenze delle proprie azioni e a regolare le emozioni.

I confini chiari permettono di:

  • rendere il mondo prevedibile;
  • ridurre l’angoscia legata all’incertezza;
  • favorire il senso di fiducia nell’adulto;
  • sostenere lo sviluppo dell’autocontrollo.

In questo senso, il confine è una forma di contenimento emotivo.

Confini e sviluppo dell’autoregolazione

L’autoregolazione non nasce spontaneamente, ma si costruisce nel tempo attraverso l’esperienza di limiti esterni che vengono progressivamente interiorizzati. Quando l’adulto mantiene il confine con fermezza e calma, offre un modello regolativo che il bambino potrà fare proprio.

Dire “no” in modo chiaro e rispettoso significa aiutare il bambino a:

  • tollerare la frustrazione;
  • riconoscere le emozioni che emergono;
  • trovare strategie alternative di comportamento;
  • comprendere che la relazione non viene meno di fronte al limite.

I rischi degli estremi educativi

Dal punto di vista pedagogico, è importante evitare due estremi:

  1. Assenza di confini
  • regole poco chiare o continuamente negoziate;
  • adulti che temono il conflitto;
  • bambini che faticano a riconoscere i limiti propri e altrui.

2. Eccesso di rigidità

  • regole inflessibili e punitive;
  • scarso ascolto dei bisogni emotivi;
  • obbedienza basata sulla paura, non sulla comprensione.

In entrambi i casi, il rischio è quello di compromettere la qualità della relazione educativa.

Il confine come messaggio relazionale

Ogni confine comunica qualcosa al bambino. Un confine educativo efficace trasmette il messaggio: “Io ci sono, mi prendo cura di te e ti aiuto a crescere”.

Il modo in cui il limite viene posto è tanto importante quanto il limite stesso:

  • tono di voce calmo;
  • spiegazioni brevi e adeguate all’età;
  • riconoscimento dell’emozione del bambino;
  • coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa.

In questo modo, il confine non interrompe la relazione, ma la rafforza.

Confini nei diversi contesti educativi

A casa, a scuola e nei contesti educativi specialistici, i confini assumono forme diverse ma mantengono la stessa funzione: offrire struttura e sicurezza.

Nel lavoro psicopedagogico, i confini permettono di:

  • creare un setting prevedibile;
  • favorire la fiducia;
  • sostenere l’espressione emotiva in modo regolato;
  • promuovere l’autonomia.

Presso lo Studio Psicopedagogico e Didattico Alice, i confini sono parte integrante della relazione educativa e vengono pensati come strumenti di accompagnamento, non di controllo.

Articolo a cura della Dott.ssa Daniela Evaroni

Immagine creata con CANVA AI