Quando una famiglia si rivolge a noi per un colloquio conoscitivo, porta con sé aspettative, speranze e spesso una richiesta molto precisa: attivare un intervento per il proprio bambino. È comprensibile. Un genitore che cerca aiuto sta già dimostrando attenzione, amore e voglia di fare il meglio possibile. Tuttavia, ci sono situazioni in cui, dopo un’attenta osservazione e un ascolto approfondito, ci troviamo a suggerire di non procedere con l’intervento che avevano in mente.
Pazze? No. Anzi, esattamente il contrario.
Dire “no” non è facile. Non lo è per i genitori, che magari hanno fatto un lungo percorso per arrivare a formulare una richiesta. E non lo è per noi, che sappiamo quanto sia delicato quel momento di incontro. Ma ci sono delle ragioni etiche e cliniche molto forti dietro questa scelta.
1. Perché a volte la richiesta non corrisponde al reale bisogno del bambino.
Capita che ciò che preoccupa un genitore sia solo la punta di un iceberg, oppure che il comportamento che si vuole “correggere” sia in realtà una risposta adattiva a qualcosa di più profondo. In questi casi, intervenire direttamente sulla manifestazione del comportamento rischia di peggiorare la situazione o di distogliere l’attenzione dalla vera priorità.
2. Perché un bambino non può reggere tutto.
Sempre più spesso incontriamo bambini già impegnati in molteplici percorsi: logopedia, psicomotricità, terapia comportamentale, ecc. Ogni singolo intervento può essere valido, ma il carico complessivo può diventare insostenibile. Noi crediamo che il benessere del bambino venga prima di tutto, anche prima di un’agenda ben organizzata.
3. Perché evitare sovrapposizioni è responsabilità professionale.
Quando il bambino è già seguito da altri specialisti, dobbiamo chiederci: il nostro intervento è davvero necessario? Porterà qualcosa di nuovo e utile, oppure rischia di creare confusione e duplicazioni? Se la risposta è la seconda, preferiamo fare un passo indietro. Lavorare in rete, in modo coordinato e rispettoso, è per noi fondamentale.
In un mondo dove “fare di più” sembra sempre la soluzione, noi scegliamo, con consapevolezza, la via del meno ma meglio.
Perché per noi al centro c’è il benessere del bambino. E a volte, prenderci cura di lui significa semplicemente lasciare spazio, tempo e silenzio per crescere.
Dott.ssa Daniela Evaroni